Due riforme in una. Bastone e carota. Da settimane i tecnici del ministero della Giustizia lavorano alle leggi attuative della separazione delle carriere di giudici e pm. Ovvero ai testi normativi che dovranno trasformare in realtà la riforma costituzionale delle toghe sognata a suo tempo da Silvio Berlusconi e avviata a un semaforo verde del Parlamento entro la fine dell’autunno. Partito in vacanza tra Costa azzurra e montagna, il Guardasigilli Carlo Nordio troverà al rientro sulla sua scrivania due diverse versioni della riforma pronte, o quasi, a un primo varo. Una allunga una mano ai magistrati. L’altra no. E ad avere più chance di andare avanti, se il clima fra governo e giudici dovesse toccare ancora temperature tropicali, è proprio quest’ultima.

Una riforma “dura”, tradotta in leggi che davvero separano una volta per tutte le strade di magistrati inquirenti e giudicanti. A partire dal sorteggio secco dei togati dentro al Consiglio superiore della magistratura. Un tiro alla sorte senza mediazioni di alcun tipo per scegliere i magistrati che dovranno sedere nel plenum di Palazzo dei Marescialli. Sperando così, come ama ripetere la premier, di «scardinare» le correnti al suo interno.