Non è una consolazione, ma a quattro giorni dal summit Trump-Putin in Alaska, serve ricordare che la storia dei rapporti fra le due superpotenze è costellata di summit fallimentari, preceduti da grandi aspettative poi deluse o tradite. L’elenco dei precedenti è così ricco che c’è quasi l’imbarazzo della scelta… Aiuta a mettere in una prospettiva e in un contesto storico anche quel che accadrà venerdì. In questo elenco di insuccessi, per quanto parziale e arbitrario, sono soprattutto i presidenti americani ad avere rimediato delle figuracce. Anche se poi nel lungo periodo la competizione sistemica fra le due superpotenze ha dato generalmente esiti di segno opposto. Eccovi la mia lista personale.

Vertice di Yalta: febbraio 1945 Rossevelt Stalin e Churchill. Lì inizia a delinearsi fra le potenze alleate una spartizione del mondo – soprattutto dell’Europa – in zone d’influenza. Roosevelt arriva a Yalta malato, stanco, privo di lucidità. La sua morte è vicina: si spegnerà due mesi dopo. Dalle ricostruzioni storiche, non sembra in grado di decifrare l’astuzia e il cinismo di Stalin. Il dittatore comunista è deciso a far valere lo spropositato tributo di sangue versato dal popolo sovietico, vuole tradurlo in un’influenza allargata nelle mappe geopolitiche del dopoguerra. Yalta-1945 nel bilancio più critico viene equiparata ad un nuovo tragico appeasement: il termine che significa «conciliazione, pacificazione» ma divenne sinonimo di resa, tradimento e cedimento, quando nella conferenza internazionale del 1938 a Monaco inglesi e francesi consegnarono la Cecoslovacchia al Reich di Hitler. A Yalta sette anni dopo ancora una volta i paesi dell’Europa centro-orientale, in particolare Polonia e Cecoslovacchia, vengono abbandonati dall’Occidente e finiscono sotto il tallone di un impero prepotente. Non solo Roosevelt, anche Churchill che si considera ben più astuto del presidente americano, si fida della promessa di Stalin sulla tenuta di libere elezioni in Polonia, che verrà calpestata.