La verità sta sempre nei dettagli. Il vertice di Anchorage tra i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump si e' svolto in modo inatteso, cosi' come e' nato. Mentre la conclusione interlocutoria del summit era stata ampiamente prevista, tutto il suo svolgimento e' stato costellato da diversi 'cambi di programma'. "L'incontro e' stato preparato in fretta ed e' risultato evidente non solo dalla dubbia organizzazione (i diplomatici russi arrivati da Washington hanno dovuto dormire allo stadio), ma anche dal caos della parte ospitante", scrive uno dei quotidiani russi più diffusi, il Moskovsky Komsomolets". Fino all'ultimo e' sembrato non esserci un'intesa definitiva su chi avrebbe accolto il leader russo sulla pista di atterraggio della base Elmendorf-Richardson, in che formato si sarebbe svolto il primo round di colloqui e quale sarebbe stata la composizione della delegazione statunitense al tavolo.
Il Cremlino aveva annunciato che la prima parte dell'incontro si sarebbe tenuta in formato tete-a'-tete - ovvero Putin, Trump e i traduttori - ma le prime immagini del faccia a faccia non sono mai arrivate e la Casa Bianca ha comunicato che i colloqui si sarebbero svolti nel formato 'tre a tre', scegliendo quindi di non lasciare soli i presidenti; ai due leader si sono uniti il segretario di Stato Marco Rubio e l'inviato speciale Steve Witkoff da parte americana, il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov e il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, da parte russa.










