Sport, arte e letteratura. Un trinomio da sempre evocativo di grandi narrazioni. L'impresa sportiva, del resto, ha nel suo stesso dna l'epica dell'eroismo. E, a proposito di epica, la disciplina che più di altre (e soprattutto da più tempo: millenni a dire il vero) è rappresentata con grande vigore, clamore e fascino da artisti dei più vari generi è proprio il pugilato. Quello che in età moderna abbiamo iniziato a chiamare boxe e ha continuato ad affascinare artisti come Andy Warhol che è stato forse il più famoso, nell'ultimo secolo, a celebrare la spiritualità profonda dal profilo al tempo stesso pop di un'icona come Mohamed Alì.
Nella Grecia antica il pugilato era parte dei giochi olimpici e la figura del lottatore era celebrata come modello di virtù eroica. Già allora il pugilato era una disciplina sportiva importante, parte dei giochi olimpici fin dal 688 aC Scene che gli artisti dell'epoca erano soliti immortalare sui tipici vasi come quello di Panopoli, datato intorno al VI secolo aC, dove sono raffigurati due pugili in un combattimento, attorniati da spettatori. Queste raffigurazioni non erano solo celebrazioni della forza fisica, ma anche testimonianze del valore e del coraggio, qualità fondamentali per l'uomo greco. L'arte romana continuò questa tradizione, ma con un approccio più brutale, come dimostrano i mosaici ei rilievi che raffigurano i combattimenti nei ludi gladiatori.






