Dal Gran Sasso a Marte la via è breve. L’ha percorsa Vincenzo Cerulli grazie al suo occhio. Il 2 ottobre 1910, dall’osservatorio astronomico di Collurania, una collina poco fuori Teramo dalla quale si tocca il Gran Sasso con lo sguardo, scopre un asteroide battezzato Interamnia, il nome di Teramo in latino e, proprio per ricordare i suoi studi su Marte, all’astronomo abruzzese è dedicato il cratere Cerulli, che si trova sul Pianeta Rosso. Dopo la laurea in fisica a Roma e gli studi a Berlino, il ricercatore, poco più che trentenne, aveva acquistato una collina vicino a Teramo, cui dà il nome di Collurania (Colle del cielo), e crea un osservatorio astronomico con strumenti moderni per l’epoca. È l’inizio di una storia di scoperte che Stefano Ardito ripercorre nel grande atto d’amore dedicato al Gran Sasso. Il gigante del Sud. Pendii, alpinisti, viaggi, boscaioli, pastori: quella del Gran Sasso, scrive Ardito «è una vicenda poco conosciuta e avvincente, fatta di desideri e speranze, di vittorie, di drammi e in qualche caso di morte. Una storia che a volte si legge come un romanzo d’avventura, a volte costringe chi la racconta a stilare elenchi che rischiano di essere noiosi. Una storia che include exploit di livello assoluto e ascensioni avventurose ma più facili. Un racconto nel quale, come in tutte le storie, è necessario fare dei distinguo e dei confronti».
Il Gran Sasso e il futuro del gigante del Sud
Stefano Ardito racconta le imprese alpinistiche, i grandi nomi, i boschi della montagna, che ospita laboratori di eccellenza per studiare il cosmo







