Salari fermi e spiagge vuote.

Falso, perché c'è il boom della montagna. E' balneare il nuovo scontro tra opposizioni e maggioranza, non solo perché si consuma nei primi giorni di pausa del Parlamento, ma anche perché l'oggetto del contendere sono le vacanze degli italiani. Più corte o proprio assenti per il centrosinistra, che accusa il governo di non fare nulla per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie. Ma dopo una giornata sotto il fuoco di fila di una batteria di comunicati di Pd, M5s e Avs a difendere l'azione dell'esecutivo arriva un plotone di meloniani, che risponde sempre via note stampa e respinge la lettura "falsata della sinistra" dei dati sul turismo nel Belpaese. Mentre Forza Italia a sostegno dei salari rilancia la proposta di taglio dell'Irpef per il ceto medio, passando dal 35% al 33% per i redditi fino a 60mila euro (per un costo di circa 4 miliardi).

Il botta e risposta va vanti per tutta la domenica estiva a suon di numeri. Gli indiziati numero uno sono i rincari sui litorali italiani, con "ombrelloni e lettini che arrivano a costare fino a 90-120 euro al giorno in Sardegna, Salento e Versilia, con punte di oltre 900 euro negli stabilimenti di lusso", fa i conti Mario Turco, vicepresidente 5S, puntando il dito contro la scelta di non toccare invece le "concessioni balneari", i cui canoni andrebbero allineati ai listini prezzi.