Dice un’indagine di Demoskopica che il 2025 si chiuderà per il turismo italiano con numeri lusinghieri: oltre 65 milioni di presenze con una crescita del 3,4%; Confcommercio fa eco prevedendo che tra giugno e settembre 30 milioni di italiani faranno almeno una settimana di vacanza al mare o sui monti. Peccato che gli operatori del settore tutto questo bendidio non lo vedano: a Rimini, sostengono i balneari, gli arenili si sono riempiti finora solo durante i fine settimana; sul Garda rimpiangono i turisti del Nord Europa e anche in Toscana denunciano il crollo degli arrivi: a Firenze il 50% delle camere di Airb&b sono vuote. Ma allora chi ha ragione? In compenso abbiamo due certezze: il costo di lettini e ombrelloni è cresciuto oltre l’inflazione e gli stipendi di chi lavora in hotel e ristoranti restano i più bassi dell’intero mercato dell’occupazione.
Vacanze 2025, spiagge vuote? Cosa dicono i numeri. «Alassio la più cara». Gli stipendi che restano bassi
Ministero del turismo e Confcommercio avevano formulato previsioni ottimistiche, i dati di luglio dicono altro. E un’indagine di Altroconsumo sui lidi più popolari conferma rincari oltre l’inflazione











