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11 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:17

Mentre dal Veneto alla Romagna i balneari lamentano una stagione più che fiacca, i dati definitivi dell’Istat sull’andamento dei prezzi a luglio confermano la tesi delle associazioni dei consumatori: molti italiani potrebbero aver ridotto le ferie all’osso – o aver preferito altre destinazioni – a causa dei forti rincari che hanno colpito sia gli alimentari e i generi di prima necessità sia beni e servizi legati alle vacanze. Da un’elaborazione del Fattoquotidiano.it sugli indici mensili dei prezzi al consumo per l’intera collettività emerge che, come a giugno, gli aumenti più corposi hanno riguardato i voli. Ma subito dietro, a trainare i rialzi del “carrello della spesa“, ci sono prodotti come il caffè, il burro, le pesche. E l’inflazione più elevata, tra tutti i Comuni con più di 100mila abitanti, si è osservata a Rimini, epicentro del calo di affluenza accusato dal comparto. Mentre le associazioni di categoria chiedono alla ministra del Turismo Daniela Santanchè “la convocazione immediata di un tavolo straordinario per capire le cause di questa crisi” – che la ministra peraltro nega – le opposizioni attaccano il governo: dal Pd Marco Furfaro denuncia che “il mare delle vacanze popolari si svuota” per via dei “salari da fame e dei prezzi da capogiro”, mentre il leader M5s Giuseppe Conte parla di “tenaglia letale” costituita da “carovita più stipendi da fame” e Marco Grimaldi (Avs) chiede di legare i salari all’andamento del costo della vita.