È conosciuta per le scene del crimine in miniatura. In realtà, spiega il biografo ufficiale, ha fatto molto di più. Per Harvard, malgrado Harvard

di Nicola Baroni

Ho in programma: due impiccagioni; due sparatorie; due aggressioni con armi contundenti”, e ancora, “un incendio doloso e un avvelenamento”, scriveva in una lettera del 1944 Frances Glessner Lee, ormai 66enne. Da giovane la donna avrebbe voluto studiare alla Harvard Medical School: non poté farlo solo perché a fine 800 quell’Università non accettava studentesse. In Europa c’è stato chi, qualche anno più tardi, dopo essere stato rifiutato da un’accademia d’arte, mise a ferro e fuoco il mondo. Quindi non stupirebbe che all’estromissione anche lei avesse fatto seguire quel minuzioso elenco di omicidi vendicativi. In realtà, quelli che Glessner Lee enumera sono sì gli omicidi che realizzò. Ma in scala 1:12.

Diciotto diorami di scene del crimine ricostruite nei minimi dettagli: gli schizzi di sangue sulle pareti, le minuscole sigarette rollate con vero tabacco, i cassetti che si aprono e i tappi di sughero delle bottiglie. Creati negli anni 40 per formare la polizia che si trovava sul luogo del delitto, i Nutshell Studies of Unexplained Death sono conservati nell’ufficio del medico legale del Maryland, a Baltimora, e tutt’oggi utilizzati. "Non c’è fotografia, video o realtà virtuale che possa assolvere allo stesso scopo", giura Bruce Goldfarb, autore della biografia di questa donna misteriosa, 18 Tiny Deaths (La morte in miniatura, Editrice Bibliografica). Gli eredi gli hanno dato libero accesso ai documenti privati per fare chiarezza una volta per tutte sulla figura di Glessner Lee: non ricca e anziana signora che costruiva macabre case per le bambole ("così era anche per molti giornali dell’epoca"), e neppure nonna-detective che risolveva casi complicati ("non ha mai fatto indagini"), ma piuttosto "madrina della medicina legale negli Stati Uniti, questo sì è merito suo, grazie al dipartimento che creò ad Harvard". Già, sempre Harvard: se Glessner Lee non poteva studiarvi, c’era qualcosa che, anche come donna, nessuno avrebbe potuto rifiutarle: i soldi, che aveva in abbondanza. Suo padre era il proprietario dell’International Harvester, uno dei più grandi produttori di macchine agricole del Paese, e non aver fatto il minimo sforzo per meritarsi questo denaro le faceva sentire obbligata a occuparsi degli altri.