Teheran, una sera d’inizio primavera. La Vahdat Hall, storico teatro d’opera della capitale, si prepara ad accogliere il pubblico. In programma c’è Beethoven, ma l’atmosfera è carica d’incertezza. Un’email del ministero potrebbe annullare tutto all’ultimo minuto. Un decreto, una censura, un divieto improvviso. Succede spesso. È il destino di molte manifestazioni culturali in Iran, dove la musica, oggi come ieri, è al tempo stesso fonte d’orgoglio nazionale e oggetto di diffidenza ideologica. La storia del sistema musicale iraniano è un racconto fatto di slanci e repressioni, di scene brillanti e interruzioni forzate. Una narrazione che riflette i cambiamenti politici del Paese, ma anche la resilienza di un popolo che nella musica ha sempre cercato libertà, bellezza e identità.

Dai tempi delle corti imperiali dell’antica Persia fino alla modernizzazione dell’Iran avvenuta durante la dinastia Pahlavi (1925-1979), la musica ha sempre avuto un ruolo centrale nel tessuto culturale del Paese. A partire dal 1900, sotto la spinta della crescente occidentalizzazione, la pratica musicale viene gradualmente resa accessibile alla cittadinanza e il suo studio fortemente potenziato. Oltre al Conservatorio di Teheran e la Scuola Nazionale di Musica, l’università della Capitale apre un dipartimento per l’insegnamento della musicologia occidentale, della composizione e della musica tradizionale persiana. Tra gli anni Trenta e Settanta, sotto la spinta delle riforme senza precedenti promosse dal regime monarchico, la città diventa uno dei poli artistici più attivi nel Medio Oriente. Nascono l’Orchestra Sinfonica di Teheran (1933), la Tehran Opera Company (1957) e la National Ballet Company (1958). L’apice è raggiunto con l’inaugurazione della Roudaki Hall nel 1967, il primo teatro d’opera del Paese. Un teatro progettato sul modello dell’Opera di Stato di Vienna, dotato di tecnologie all’avanguardia e capace di ospitare i grandi nomi della lirica internazionale. A partire dagli anni Settanta, l’attività musicale a Teheran è comparabile a quella di molte grandi città europee, grazie ad un’offerta musicale variegata e diversificata. Per di più, la radio e la televisione rendono accessibile a livello nazionale qualsiasi forma di genere musicale, internazionale e tradizionale. Gli sforzi del regime di Pahlavi di forgiare una distinta forma di modernità iraniana portano a quello che poi viene definito con il termine di qarbzadegi, ovvero “an intoxication with the West and things Western”, l’inebriamento con l’Occidente e le cose dell’Occidente.