Non abbassa i toni, tutt’altro. Alza di diversi decibel il livello di scontro. Il polverone sollevato ancora una volta dal caso Almasri sembra quasi aver ringalluzzito Giorgia Meloni, proiettandola in un clima che, più che vacanziero, ha il sapore di una campagna elettorale giunta alle battute finali. A innescare la miccia stavolta è la denuncia presentata da Avs alla Corte penale internazionale nei confronti di membri del governo per complicità su quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza o in quel che ne resta. La premier replica picchiando duro sui social. E rilancia, tra le righe, l’accusa – mossa mercoledì in tv – che a volte ci siano ben altri fini a muovere la magistratura. E così, dopo aver maliziato su un legame tra il caso del torturatore libico e l'iter spedito della riforma della giustizia, attacca frontalmente la sinistra accusandola di usare la via giudiziaria per prevaricare una destra che non riesce a battere alle urne.
Lasciando intendere che talvolta è la “manina” delle opposizioni a tirare i fili della magistratura, come si trattasse di una marionetta da manovrare a piacimento. «Leggo che alcuni esponenti della sinistra, come Bonelli, Fratoianni e compagnia, vorrebbero segnalare il Governo italiano alla Corte Penale Internazionale. Gli stessi che, giusto qualche tempo fa – ricorda la premier – chiedevano a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione contro l'Italia. Ora puntano addirittura a un processo internazionale, tirando in ballo il dramma umanitario a Gaza in modo del tutto strumentale, come se perfino questo fosse colpa nostra. Tre cose sono ormai chiare a tutti – elenca la presidente del Consiglio mettendo il fronte avversario nel mirino –: la prima è che, non riuscendo a batterci in patria, la sinistra cerca sempre il soccorso esterno. La seconda è che dell'immagine dell'Italia e della sua reputazione nel mondo, a loro, non importa assolutamente nulla. La terza è che ormai hanno un'unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo. Non riusciranno». Parole che innescano reazioni su più fronti, con le toghe che denunciano di sentirsi costantemente sotto attacco e l’opposizione pronta a dar battaglia.











