ALPAGO (BELLUNO) - Appena venuto a conoscenza dell’epidemia di Blue Tongue e delle sue dimensioni, il primo cittadino di Alpago Alberto Perle lo aveva detto: «Per le pecore e i bovini della conca tutto questo rischia di procurare effetti peggiori delle predazioni del lupo». Un allarme rilanciato oggi da Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno che aggiunge: «Prima il lupo, adesso la Blue Tongue: abbiamo aziende bellunesi in ginocchio a causa di decine e decine di ovini morti. La Regione Lazio ha già messo a disposizione le risorse per gli allevatori: ci aspettiamo che il Veneto faccia altrettanto». Ed anche Alessandro Fullin, l’allevatore più colpito, accusa la politica regionale.
Sul contagio di Blue Tongue - lingua blu, la malattia virale che colpisce in particolare gli ovini, l’Ulss 1 Dolomiti stima che nel Bellunese siano coinvolti 4.000 capi in 90 allevamenti. In provincia il focolaio più grande si trova in Alpago, nel territorio comunale di Tambre, nell’allevamento di Alessandro Fullin, agricoltore di Confagricoltura, già colpito molte volte dalle predazioni dei lupi. Queste la parole di disperazione dello stesso Fullin che possedeva 370 pecore e ora ne ha 316: «In un mese ho perso 54 ovini a causa della malattia. Abbiamo ordinato i vaccini ad un’azienda di Bolzano, speriamo che arrivino in fretta perché altrimenti il gregge sarà decimato. In termini economici le perdite sono pesantissime, pari a 16.000 euro. Ci aspettiamo che venga applicata la legge per la sostituzione dei capi perduti, ma bisogna fare in fretta perché siamo allo stremo». Fullin poi racconta del proprio lavoro ed incalza la Regione: «Lavoriamo su tutti i fronti per preservare la razza alpagota, senza nessuno che ci aiuti. Abbiamo acquistato e addestrato 30 cani da guardiania, grazie ai quali da due anni non subiamo più predazioni; montiamo e smontiamo i recinti elettrici, facciamo tutto da soli e dalla Regione abbiamo ricevuto solo promesse, senza avere sostegno. Si sta distruggendo anche il fantastico progetto per la tutela dell’agnello d’Alpago, del quale non interessa niente a nessuno. I burocrati non sanno nulla delle nostre fatiche e del nostro territorio».






