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27 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 9:12
Edema nella bocca, zoppia, difficoltà a nutrirsi e, per molti esemplari, la morte. La blue tongue, cioè la febbre catarrale degli ovini sta mettendo a dura prova gli allevamenti del centro Italia. Trasmessa da insetti vettori, in particolare moscerini del genere Culicoides, tra giugno e luglio, nelle quattro regioni più colpite quest’anno, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria ci sono stati già oltre 440 focolai. Un numero sicuramente alto se si pensa che nel 2024, nello stesso periodo, i focolai si erano concentrati al nord, mentre nel centro Italia c’erano stati pochissimi casi o addirittura nessuno. L’incidenza, cioè il numero di animali malati rispetto al totale, certo non è altissima (tra il 4 e il 5% in ogni regione) come spiega al fattoquotidiano.it anche la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni. Eppure, guardando i dati del bollettino veterinario, la mortalità è alta, sfiora il 50% dei malati e per gli allevatori è un duro colpo. Senza dimenticare, ricorda il direttore di Coldiretti Abruzzo, Marino Pelati, che un animale malato che guarisce “ci mette due o tre anni per riprendersi e non si riprende mai del tutto”.








