Israele "si fermi".
L'eco dell'annuncio notturno del governo di Benyamin Netanyahu di rompere gli indugi a Gaza ha trovato in tutta risposta l'ira del mondo intero. La prima condanna è arrivata netta dalle Nazioni Unite, scandita dall'Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, e rafforzata dall'appello di Antonio Guterres per un urgente cessate il fuoco. Poi la reazione si è propagata da Londra a Madrid, fino ad Ankara, in un crescendo di apprensione per i civili intrappolati nel conflitto.
Il piano dello Stato ebraico "è un errore", ha tuonato il premier britannico Keir Starmer, evidenziando che l'offensiva causerà soltanto "ulteriore spargimento di sangue". Ma a imprimere la cesura più profonda è stata Berlino, spingendosi dove mai era arrivata prima, con lo stop immediato all'export di armi destinate all'offensiva israeliana nella Striscia. Un segnale subito raccolto a Bruxelles, dove i vertici Ue - Ursula von der Leyen e Antonio Costa - hanno sollecitato Netanyahu a "riconsiderare" i suoi passi. L'operazione non potrà restare senza "conseguenze" nei rapporti con l'Europa, ha avvertito il portoghese alzando la posta laddove invece Washington, rimasta in silenzio sull'incursione di terra, sembra irrigidirsi. "Gli Stati Uniti non riconosceranno uno Stato palestinese, data la mancanza di un governo funzionante", ha tagliato corto il vicepresidente J.D Vance nel suo faccia a faccia con il titolare del Foreign Office David Lammy, nel Kent.









