I biscotti Oreo oppure le bibite gasate ei cereali più amati sulle tavole americane sono “impacchettati” con macchinari di packaging italiani ed esportati Oltreoceano. Le migliori al mondo. In questa direzione i dazi di Trump rischiano di colpire non poco un'eccellenza del made in Italy come le macchine per il confezionamento e l'imballaggio. Riccardo Cavanna, imprenditore del settore e presidente di Ucima-Confindustria fa presto a fare i conti: «Quest'anno supereremo i dieci miliardi di fatturato, l'export ne vale 8 miliardi, del quale uno legato alle vendite negli Stati Uniti. Dalle stime fatte dal nostro centro studi temiamo una perdita base di almeno 50 milioni, che però rischia di salire oltre i 400 milioni».
Cinquanta o 400 milioni?
«Quattrocento. Perché in molti non richiedere la cosiddetta domanda derivata. Cioè i dazi generano sui mercati internazionali, non solo in America o in Europa, incertezza. E se, da un lato, le imprese non investono più, dall’altro i consumatori spendono meno. Quindi non ci comprano nuovi macchinari. E non dimentichiamoci gli effetti della valutazione del dollaro».
I vostri macchinari, però, sono i migliori al mondo.
«Ma non è detto che basti. Non siamo soltanto di fronte a una fase anticiclica, dove l’imprenditore - pur davanti a una domanda più bassa - decide di investire in automazione per ammortizzare i costi o migliorare la produttività in attesa di tempi migliori. Il problema è che crolla la fiducia delle imprese».








