Poi è successo che la gente ha iniziato a viaggiare dentro i container, con pochissima aria disponibile, nelle stive arrugginite di certe bagnarole che imbarcavano acqua e terrore. Si sono visti sopraffare da un’emergenza enorme, che poco alla volta ha spiazzato tutti. Navi impreparate alle attraversate, tragedie sfiorate a ripetizione, e una, gigantesca, che resta a monito di questo nostro periodo storico: un Venerdì santo del 1997.

La nostra protezione civile, i volontari, le organizzazioni religiose e quelle di mutuo soccorso hanno dovuto cambiare radicalmente in neanche un decennio. Anche la letteratura e il cinema (se penso a Sgobbo di Giosuè Calaciura e Lamerica di Gianni Amelio). Forse le due opere più significative di questi anni sul tema. Solo nell’ultima settimana sono sbarcati in Italia un centinaio di clandestini: a decine in Puglia, ma con metodi e mezzi più fini.

Un tempo (sino a metà degli anni Novanta) venivano lasciati sugli scogli e le spiagge, capitava spesso a turisti, villeggianti e cittadini della litoranea otrantina ritrovarsi all'improvviso gente con gli abiti bagnati, stralunati e senza un'acca di italiano a chiedere aiuto. Poi gli sbarchi si fecero più cruenti, con i clandestini lasciati in acqua a qualche centinaio di metri dalla costa per evitare il confronto degli scafisti con le forze dell'ordine. Ma non tutti i clandestini sapevano nuotare (pensate ai curdi e ai cinesi che magari non avevano mai visto il mare in vita loro). Ed ecco anche la pessima fama degli scafisti, uomini senza scrupoli, spesso armati di vecchi revolver di fabbricazione bulgara che spingevano nell'acqua nera e gelida donne e bambini. Fece scalpore il ritrovamento di due bellissime ragazze cinesi. Con i corpi ancora caldi, che la morte le aveva raggiunte da poco, con le mani ben curate e i piedi avvolti in minuscole calzature tipiche delle tradizioni della Manciuria.