Una nuova flottiglia anti-israeliana si appresta a salpare verso Gaza, ammantata dalla consueta retorica pacifista e ribattezzata, con un pizzico di beffarda ingenuità, la “Flottiglia della Pace”. Come decine di altre che l’hanno preceduta, anche questa sostiene di avere come obiettivo quello di rompere il blocco navale imposto da tempo da Israele al largo della Striscia. E, esattamente come le altre, finirà per essere intercettata dalla Marina israeliana. Tutte queste operazioni di pr, perché bisognerebbe essere parecchio naif per pensare che possano davvero servire ad aiutare i palestinesi, sono sempre accompagnate da testimonial d'eccezione: attivisti, personaggi noti, attori.
La Flottiglia della Pace non fa eccezione, optando per una scelta talmente tragicomica da sembrare fake: avrà a bordo Marlene Engelhorn, ereditiera miliardaria, filantropa «contro il genocidio e per una Palestina libera». Già paladina del fronte dei “ricchi pentiti”, è diventata nota perché, con nobile ostentazione, aveva dichiarato di volersi autotassare del 90%. Visto che l’Austria non prevede tasse di successione, risolse il dilemma distribuendo parte della sua ricchezza a 50 “fortunati” individui selezionati da lei stessa — una sorta di riffa della coscienza, travestita da giustizia sociale. Nel 2021 ha poi fondato un gruppo di pressione dal nome eloquente, “Tax Me Now”, e da allora la sua carriera di ereditiera-redentrice procede spedita, tra interviste e crociate per tassare i ricchi. Ma il problema di Engelhorn non è che sia demagoga con la filigrana, né che la ricchezza con cui finanziai suoi capricci le sia piovuta immeritatamente dal cielo. Bensì, da dove provenga.






