Dieci anni di alti e bassi, come ogni relazione che si rispetti, tra due leader accomunati dall'ego molto forte, per usare un eufemismo, e dall'attitudine da uomo solo al comando: è la storia, controversa, dei rapporti tra Donald Trump e Vladimir Putin, dai tempi del Russiagate fino agli ultimi e turbolenti mesi del conflitto in Ucraina.

Trump, non appena è stato rieletto per un secondo mandato, ha riannodato il filo del discorso con il leader russo, che era stato spezzato da Joe Biden a causa dell'invasione dell'Ucraina.

Tra Casa Bianca e Cremlino si è ricominciato a parlare di tutto, dalla ripresa della collaborazione economica bilaterale ai principali temi globali oltre all'Ucraina, come Medio Oriente, energia, intelligenza artificiale. E se Biden non ha avuto problemi a definire Putin un "assassino", un "dittatore omicida", un "criminale di guerra", Trump ha incensato lo zar parlando di un "uomo forte", "intelligente", "geniale".

Ricambiato - ma in modo interessato - dal leader del Cremlino, che ambisce ad essere trattato da capo di una potenza globale, in barba alle critiche degli europei.

Il loro "flirt" risale alla campagna elettorale del 2016, quando Trump si circondò di vari esponenti legati a Mosca e invocò apertamente l'aiuto del Cremlino contro la sua rivale, Hillary Clinton. Un appello che non rimase inascoltato, come evidenziò il successivo Russiagate, l'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller che evidenziò potenziali collusioni fra il candidato repubblicano e i russi: dal vecchio progetto per un grattacielo nato con lo sbarco di Miss Universo nel 2013 nella capitale russa agli incontri sospetti alla Trump Tower nel 2016.