“Gpt-5 è un grande aggiornamento, un passo significativo verso l’AGI”. Seminascosto dietro un laptop, in collegamento da uno degli uffici di OpenAI, a San Francisco, Sam Altman introduce la nuova creatura dell’azienda - un tempo no-profit - che ha contribuito a fondare dieci anni fa.
L’idea originaria era sviluppare un'intelligenza artificiale di livello umano - l’AGI, appunto - “a beneficio dell’umanità”.
La missione di OpenAI è invariata, ma negli anni sono subentrati altri interessi. Di tipo economico. Allenare l’IA su enormi quantità di dati, affinché sia in grado di imitare le capacità cognitive umane, ha un costo insostenibile per un laboratorio senza fini di lucro. Oggi, infatti, OpenAI è una benefit corporation che vale circa 300 miliardi di dollari.
Il merito è di ChatGpt, il chatbot con cui si può parlare di tutto: dall’origine dell’Universo ai problemi sentimentali. Ha sempre una risposta, nella maggior parte dei casi esatta e utile, anche se non capisce veramente il significato di ciò che produce. Eppure 700 milioni di persone, ogni settimana, si rivolgono a questa IA come se fosse una persona in carne e ossa.
Fidji Simo, la nuova regina di OpenAI: “Dobbiamo arrivare a miliardi di utenti”













