Bere meno, bere meglio non è uno slogan. I primi ad assumere questa consapevolezza sembrano essere proprio i più giovani, spesso nel mirino perché accusati di un uso smoderato di sostanze alcoliche, ma che su questo fronte hanno le idee chiare, come ha dimostrato una ricerca – la “Next-Gen Beverages: unire convenienza, caratteristiche sensoriali e preferenze della Gen Z” condotto da GlobalData, società di ricerca e analisi di mercato londinese e dalla quale emerge che “Millennial e Generazione Z sarebbero predisposti all’esplorazione delle nicchie e del non convenzionale”, all’insegna insomma di quel bere meno, bere meglio, che da anni è anche l’operazione di cultura del bere portata avanti da Qba, Quality Beer Academy, un progetto di divulgazione e promozione della cultura della birra per diffondere un consumo consapevole. “Siamo fortemente convinti di questa necessità – dice Rolando Bossi, ideatore di Qba – e il nostro obiettivo è proprio quello di orientare una consapevolezza nell’utente-consumatore, all’insegna della conoscenza di prodotti che celebrano la qualità e la diversità, scoprendo e degustando birre vive”.

Osservatorio

In questo senso, Qba è anche un osservatorio di consumi che stanno cambiando. Interessante allora leggere tra le righe l’analisi effettuata da Andrea Meneghini su Gdo News, partendo dal fenomeno che interessa l’Italia, ovvero quella denatalità su cui si è a lungo soffermato anche il Financial Times. Perché un calo demografico porta inevitabilmente a un ripensamento dei consumi. “Persino i discount, che hanno cavalcato la crisi economica con formati snelli e orientati al prezzo – osserva Meneghini – potrebbero vedere erodersi quote se non sapranno evolversi: il senior di oggi non è il cliente standard del discount di ieri.