La Libia, una Libia, dell’ex venditore di uccelli prima del 2011 (l’anno della caduta del rais Mu’ammar Gheddafi), poi divenuto miliziano e addirittura generale, ma soprattutto capo carceriere nella prigione-lager di Mitiga, a Tripoli, di detenuti vari, dai dissidenti politici ai nemici personali, dai migranti ai veri o presunti terroristi, oggi comandante di prima fila al seguito del primo ministro (riconosciuto a livello internazionale) Abdul Hamid Dbeibeh, e innesco, è una delle notizie più importanti anche in questi ultimi giorni, di un grande caso politico italiano: per le antiche, classiche ragioni della realpolitik che sovente, se non sempre, contrastano con il Diritto, anziché trattenerlo lo scorso gennaio qua in Italia dopo il suo arresto, in quanto inseguito da un mandato di cattura per, fra le altre accuse, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, Almasri ovvero Usama al-Masri Nagim, 46 anni compiuti a luglio, era stato riaccompagnato a casa sua.