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Ultimo aggiornamento: 8:02

Il vuoto lasciato nel settore energetico iracheno da grandi compagnie occidentali come Exxon e Shell sta trovando sempre più spesso la Cina pronta a riempirlo. Non solo attraverso le note China National Petroleum Corporation (CNPC) o Sinopec, giganti già presenti in Iraq che già controllano oltre la metà della produzione giornaliera di circa 4,7 milioni di barili nel Paese, ma anche attraverso aziende meno conosciute al grande pubblico, più “agili” dal punto di vista operativo e più disposte ad accettare alti margini di rischio, maggiori anche di quelli che i giganti cinesi già contemplano, rispetto ai loro competitor occidentali.

Operatori come Geo-Jade Petroleum Corp, United Energy Group, Zhongman Petroleum and Natural Gas Group, Anton Oilfield Services Group stanno intensificando le loro operazioni nel Paese, con investimenti che si misurano in miliardi di dollari. L’obiettivo dichiarato è arrivare a produrre 500.000 barili al giorno entro il 2030, contribuendo in modo sostanziale al rilancio della capacità produttiva irachena, ma anche a rafforzare la penetrazione strategica cinese in Asia occidentale. L’Iraq, secondo produttore mondiale di petrolio, da qualche tempo ha annunciato l’intenzione di attrarre nuovi investimenti esteri, al fine di portare a produzione di greggio a 6 milioni di barili giornalieri entro il 2029.