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Sui rigidi metodi educativi dei genitori “di una volta”, criticati da alcune persone, ammirati e rimpianti da altre, circola spesso un racconto esemplare. Quando un figlio o una figlia rifiutava a pranzo una certa pietanza perché sgradita se la ritrovava uguale per cena, e magari anche al pasto successivo, se ancora commestibile, finché non si decideva a mangiarla per la fame e per mancanza di alternative.

Un modello pedagogico di questo tipo è diventato recentemente un argomento di discussione negli Stati Uniti, dopo che il Wall Street Journal ne ha scritto in un articolo circolato molto anche in Italia. Dà conto di un approccio alla genitorialità già da mesi popolare sui social media, basato sulla convinzione che sia meglio lasciare che i figli sperimentino sulla loro pelle le conseguenze spiacevoli o dolorose di certe loro azioni, anziché affannarsi a impedirle o ostacolarle.

Se ne parla usando l’acronimo FAFO, che sta per fuck around and find out, un volgare modo di dire americano usato come avvertimento quando qualcuno si comporta da scemo e ne paga le conseguenze (traducibile come “fai il coglione, e vedi che succede”). Per esempio: se un figlio o una figlia non vuole rimettere a posto i giocattoli, i giocattoli finiscono nella spazzatura; se fa i capricci per indossare il cappotto prima di uscire, esce di casa senza e soffrirà il freddo.