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L'albergo deve garantire al sito tariffe più basse di quelle praticate ai clienti diretti

Booking or not? Questo è il problema. Alzi la mano chi non ha mai usato il colosso web per prenotare un hotel on line, specificando, come ad uno specchio di Biancaneve, i propri desiderata: ordina per prezzo più basso, per vicinanza, colazione inclusa, tariffa rimborsabile, camera vista mare. La comodità si sa, non ha prezzo. O, meglio, nel caso di Booking.com l'ha sempre avuta. Chi lo usa come vetrina, per promuovere la sua attività, rinuncia ad una fetta degli introiti - di solito la commissione sfiora il 20% - a favore di una visibilità globale; chi se ne serve per prenotare un soggiorno si sgrava da molte grane, digitando i soli 16 numeri della carta di credito come garanzia. Basta chiamate dirette, basta lunghi scambi di mail, caparre e anticipi. Dal 1996 una piccola start up di un Paese quasi off shore, come l'Olanda, è cresciuta fino a divenire, in meno di 30 anni, una holding americana quotata in borsa che ha rivoluzionato il nostro modo di organizzare viaggi di lavoro e ferie, arrivando ad includere siti come Priceline, Agoda, Kayak, Cheapflights, Rentalcars, Momondo e OpenTable.