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Ultimo aggiornamento: 19:46

Un presidio alle 7 davanti ai cancelli del terminal GMT. Un altro alle 8 sotto la sede dell’Autorità portuale. Torna la protesta contro il transito di armamenti dal porto di Genova, il principale scalo commerciale italiano. Di nuovo nel mirino la compagnia saudita Bahri, da anni al centro di proteste per carichi diretti verso scenari di guerra. All’alba di domani (giovedì 7 agosto) è attesa la Bahri Yanbu, proveniente da Dundalk (Usa), porto spesso associato all’export bellico. Oltre a eventuali forniture belliche già presenti a bordo, a Genova deve imbarcare materiale militare prodotto da Leonardo. Lo mostrano alcune immagini scattate dai camalli: “Un sistema d’arma complesso – spiega a ilfattoquotidiano.it Josè Nivoi per l’Unione sindacale di base e il Collettivo autonomo dei lavoratori portuali – che sembra un cannone, imballato e già pronto sul piazzale del terminal”.

La destinazione è Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, paese non formalmente coinvolto in conflitti armati e quindi non soggetto alle restrizioni previste dalla legge 185 del 1990. “Non possiamo sapere dove finirà davvero questo carico – aggiunge Luca Franza, coordinatore dei delegati Filt Cgil alla Compagnia Unica –. Anche nel 2019 dichiaravano che erano generatori, non armi, e che non andavano in zone di guerra. Ma dopo il blocco verificammo tutto con la Prefettura. Avevamo ragione noi, e ottenemmo la conferma che da Genova non sarebbero più partiti armamenti”.