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8 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 16:36
A dichiarare ufficialmente, in tarda mattinata, che il cannone Leonardo destinato agli Emirati Arabi Uniti resterà a terra è stata la stessa agenzia marittima che gestisce il carico sulla Bahri Yanbu. La nave saudita carica di armi ed esplosivi è ora in fase di ripartenza dal porto di Genova. La notizia del nuovo successo della mobilitazione dei lavoratori portuali – il secondo in poche settimane – arriva da una nota della Filt Cgil, che in questi giorni, insieme al Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) e all’Unione sindacale di base (Usb), si è attivata per permettere agli addetti al carico di scioperare esercitando l’obiezione di coscienza alla logistica bellica. “Ribadiamo la nostra volontà di lavorare in un porto civile, non servire un hub logistico della guerra” dice a ilfattoquotidiano.it Josè Nivoi per Usb, a margine del blocco del varco portuale di ponte Etiopia. “È una questione etica e di sicurezza”.
A precisare come questi blocchi non siano strumentali o unilaterali interviene Gianni Alioti, di Weapon Watch, che dal 2019 affianca i lavoratori decisi a disertare la filiera bellica: “Nei giorni scorsi si sono mobilitati contro armi per Israele e oggi si contesta la nave saudita, ma recentemente l’Usb ha evitato anche un carico d’armi destinato al Qatar. Anche nel merito di questo sciopero, che colpisce Leonardo, abbiamo denunciato e documentato che quei cannoni sono finiti su navi militari della Birmania, Paese sotto embargo Onu e fortemente sanzionato da Stati Uniti e Unione Europea”.











