Pompei fu nuovamente abitata dopo l'eruzione del 79 dopo Cristo.

Sopravvissuti che non avevano modo di ricominciare una nuova vita altrove, ma verosimilmente anche persone provenienti da altri luoghi, senza dimora, in cerca di un posto dove insediarsi e con la speranza di ritrovare oggetti di valore, avevano provato a vivere nell'area devastata.

Una situazione precaria e disorganizzata, quella che vedeva riaffiorare tracce di vita sulla città, protrattasi fino al V secolo quando poi il territorio venne completamente abbandonato. Sono ipotesi, già avanzate in passato, che sembrano essere confermate da dati e tracce emersi nell'ambito dei lavori di messa in sicurezza, restauro e consolidamento dell'Insula Meridionalis. Come pubblicato sull'E-Journal degli Scavi di Pompei si tratta di evidenze di persone che tornarono sul luogo del disastro e che a un certo punto cominciarono ad abitare stabilmente tra le rovine dei piani superiori riaffioranti ancora tra la cenere. Così, nelle antiche case e strutture ritornava la vita, ma gli ambienti che una volta erano al pianterreno ora diventavano scantinati e caverne, dove si allestivano focolari, forni e mulini.

Sicuramente ci furono dei sopravvissuti all'eruzione, come fanno intuire anche iscrizioni con nomi pompeiani da altri centri campani. Ma evidentemente non tutti avevano i mezzi per ricominciare una nuova vita altrove. Si potrebbe spiegare così il perché alcuni abitanti siano tornati nella città distrutta, di cui comunque si intuivano ancora i piani superiori degli edifici.