ROVIGO - «Non sembra nemmeno più Rovigo». È la frase che si ripete da settimane tra i cittadini del capoluogo e di tutta la provincia, stretti in un'estate scandita da risse, coltelli, stupri. L'omicidio in piazza Matteotti durante una rissa tra giovani, l'accoltellamento in via Carducci, lo stupro nei pressi della stazione. E poi le tensioni ad Adria e a Badia Polesine. Un'escalation che ha lasciato i polesani spiazzati. Ma davvero questa città e questo territorio erano un'isola felice che ora sì abbiamo perso? Lo abbiamo chiesto a Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, saggista e opinionista. Veneto d'adozione, laureato a Padova, ha lavorato a lungo tra le pieghe sociali del Nordest.
Professore, molti polesani si dicono sorpresi da quanto sta accadendo: Rovigo è sempre stata una città tranquilla.
«Se qualcuno pensa che Rovigo sia un'isola felice, lo lascio pensare. Ma secondo me vive su Marte. Non ci vedo nulla di specifico. È un mondo frustrato. Poi è ovvio che non tutti i giovani sono così: ci sono ragazzi e ragazze straordinari, che studiano, lavorano, si impegnano. Ma non serve ripeterlo ogni volta. Il punto è che da tempo in tante piazze d'Italia si beve e si consuma droga. E lo si sa. Io ero giovane e già allora, a Verona, circolava l'eroina. Non è una novità. Rovigo non fa eccezione con droga e alcol».






