SANTA MARIA DI SALA (VENEZIA) - Gli inquirenti non hanno trovato finora alcun contratto di lavoro che giustificasse la presenza di Sayed Abdelwahab Hamad Mahmoud e Ziad Saad Abdou Mustafa ad operare nella fossa piena di liquami nella quale sono morti lunedì mattina, a Venernigo di Santa Maria di Sala. Insomma, per la procura di Venezia i due egiziani di 39 anni e 21 stavano operando in nero, ma ancora non è chiaro chi abbia affidato loro l’incarico: stando agli accertamenti in corso, potrebbe essere stato qualcuno della precedente proprietà, che lo scorso aprile aveva ceduto la villa al civico 62 di via Desman e si era impegnata a sgomberarla e a ripulire le fosse, dopo un primo intervento che a quanto pare non era risultato risolutivo. Con la fatale pulitura delle fosse non avrebbe avuto alcun ruolo la ditta impegnata nelle operazioni di svuotamento dell’immobile, la Traslochi e Trasporti Paolo.

Il sostituto procuratore di Venezia che coordina le indagini, Giovanni Gasparini, attende per questa mattina il deposito della prima relazione da parte di Spisal e carabinieri del nucleo tutela lavoro, sulla base della quale dovrà decidere le prossime iniziative: innanzitutto quale nome o quali nomi iscrivere sul registro degli indagati con l’imputazione provvisoria, in modo da garantire tutte le garanzie difensive in vista dell’affidamento dell’autopsia che dovrà chiarire le cause del decesso dei due egiziani, ospiti nel Centro di accoglienza di Mirano “Un mondo di gioia”, dopo aver fatto domanda di protezione internazionale per poter restare in Italia.