Di preterintenzionale non c’è solo l’omicidio, punito dall’articolo 584 del codice penale col carcere dai 10 ai 18 anni. C’è anche un favore o persino un miracolo. Come quello o quelli compiuti involontariamente dalla magistratura archiviando un procedimento contro la premier Giorgia Meloni e lasciandolo aperto a carico dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi, nonché del sottosegretario alla Presidenza dl Consiglio Alfredo Mantovano, delegato ai servizi segreti. Un procedimento per favoreggiamento, peculato, omissione a causa del rimpatrio del generale Almasri in Libia con volo di Stato dopo essere stato arrestato in Italia per reati contro l’umanità, contestatigli dalla Corte penale internazionale dell’Aja, ma rilasciato dalla Corte d’Appello per irregolarità nella documentazione rilevate, nella sua competenza, dal ministro della Giustizia.

La separazione delle responsabilità fra quelle escluse dalle indagini a carico della premier e quelle invece ancora attribuite agli altri tre esponenti del governo, giudicabili dal cosiddetto tribunale dei ministri su autorizzazione parlamentare, ha fornito a Giorgia Meloni l’occasione di ripristinare un costume politico e morale alquanto travolto, a dir poco, da anni di confusione. Se non vogliamo dire di più. Meloni non ha accettato di essere scambiata per quella che lei stessa ha definito “Alice nel paese delle meraviglie”, o un presidente del Consiglio al suo posto in modo inconsapevole.