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Riunione ristretta del gabinetto di guerra, piegata l'opposizione del capo dell'esercito. "Faranno come diciamo". Domani il voto del Parlamento, furia delle famiglie dei rapiti

Il piano non cambia: Israele vuole occupare la Striscia di Gaza. A nulla sembrano essere servite le forti opposizioni al progetto Netanyahu, sia all'interno dell'esecutivo stesso, sia quelle della comunità internazionale. L'occupazione sarà sottoposta all'approvazione del governo domani ma l'esito del voto è pressoché scontato. Questo il risultato di una giornata, l'ennesima, ad alta tensione a Tel Aviv e dintorni, con un gabinetto di guerra prima rimandato proprio per le tensioni interne al governo e poi tenuto da Netanyahu in "forma" ridotta, con i ministri Israel Katz e Ron Dermer, il generale Itzik Cohen e altri alti funzionari tra cui il capo dell'Idf Eyal Zamir, il più critico sulla scelta di occupare Gaza. Un vertice in cui le posizioni sembrano essersi allineate anche se la tensione resta molto alta. "Una discussione limitata sulla sicurezza, durata circa tre ore, durante la quale il capo di stato maggiore ha presentato le opzioni per proseguire la campagna a Gaza", il comunicato del gabinetto di Bibi in cui sembra rientrare il "no" del capo dell'esercito. "L'Idf è pronta ad attuare qualsiasi decisione presa dal gabinetto di sicurezza", si legge infatti nella dichiarazione, dopo che erano state paventate sia le dimissioni che la cacciata di Zamir che resterebbe comunque contrario all'operazione e avrebbe spiegato tutti i motivi durante la riunione, in particolare il pericolo di vita per i 20 prigionieri che si ritiene siano ancora in vita. Tanto è bastato per finire nella bufera. Il figlio di Netanyahu Yair, per esempio, via social ha accusato Zamir di stare guidando "una ribellione e un tentativo di colpo di Stato militare più adatto a una repubblica delle banane dell'America Centrale degli anni Settanta, ed è completamente criminale".