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Giorgia Meloni non è più indagata per la liberazione del capo della polizia libica Njeim Osama Elmasry, conosciuto come Almasri. Era stato arrestato a Torino a metà gennaio, in forza di un mandato emesso dalla Corte penale internazionale, il principale tribunale per crimini di guerra e contro l’umanità: è accusato di omicidi, torture, stupri e altri gravi crimini. Ma solo due giorni dopo era stato liberato e rimpatriato in Libia su decisione del governo italiano, che con il governo di Tripoli ha un buon rapporto soprattutto per i modi controversi con cui limita i flussi migratori. Il rilascio era avvenuto in modo del tutto irrituale, e ha creato un caso politico in Italia e un caso giuridico con la stessa Corte.

Meloni era indagata per i reati di favoreggiamento e peculato, ma la sua posizione è stata archiviata dal tribunale dei ministri, un particolare collegio di giudici che si occupa di indagare i membri del governo per reati compiuti nell’esercizio delle loro funzioni: secondo il provvedimento del tribunale non è possibile stabilire con certezza quanto fosse stata preventivamente informata della liberazione e quindi quanto e come avrebbe contribuito all’illecito.