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A gennaio il governo italiano di Giorgia Meloni finì al centro di un grosso scandalo quando fece rilasciare Najim Osama Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica. Era stato arrestato pochi giorni prima a Torino su mandato della Corte penale internazionale perché accusato di gravi crimini di guerra e contro l’umanità, e il suo rilascio fu visto come un tentativo di proteggere i rapporti dell’Italia con il governo e le milizie libiche.

Ma pochi giorni fa proprio il governo libico internazionalmente riconosciuto, a cui l’Italia aveva riconsegnato Almasri, ha minacciato di arrestarlo e di consegnarlo alla Corte penale internazionale, in un rivolgimento sorprendente che ha a che fare con i gravi scontri tra milizie libiche degli ultimi giorni.

La settimana scorsa nella capitale Tripoli ci sono stati scontri armati dopo l’uccisione di Abdel Ghani al Kikli, il capo di un’importante milizia armata noto anche con il soprannome di “Gheniwa”. Al Kikli era uno dei più potenti rivali in città del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, il capo del governo internazionalmente riconosciuto. Si ritiene che negli scontri siano state uccise almeno 90 persone.

Un incendio a Tripoli dopo gli scontri tra milizie della settimana scorsa, 14 maggio 2025 (AP Photo/Yousef Murad)