Vietato usare gli amplificatori per la musica. Vietato fare i comizi politici in piazza. Vietato giocare a pallone. Vietato camminare in costume fuori dalla spiaggia e vietato fare i tuffi al porto. È appena iniziato agosto e siamo già pieni di ordinanze (per lo più comunali): questa è l’estate dei divieti. Alcuni, per carità, giustissimi: perché in ferie mica ci vanno le sacrosante garanzie di tutela e di sicurezza (per esempio: al Lido di Porto Garibaldi, a Comacchio, a fine luglio, è scattato il divieto di balneazione temporaneo perché nelle acque del litorale è stato rilevato il batterio dell’escherichia coli). Altri un tantinello più discutibili dato che, d’accordo il decoro urbano e d’accordo pure le regole del vivere civile ché la signora del piano di sotto sono mesi si lamenta perché trova il balcone sempre bagnato, ma vietare di stendere i panni di fuori (lo dice il nuovo regolamento del Comune di Palau, nella Gallura sarda), adesso che ci sono 30 gradi e vanno tutti al mare, quindi ogni sera ci sono lavatrici di teli e costumi da rinfrescare, che senso ha?

Va così. Un po’perché il turismo sta riempiendo anche i borghi più piccini del Paese (e per fortuna, sono introiti ed è l’economia che gira, altrimenti sarebbe un disastro: alla faccia dei gufi che si lamentano di tutto), un po’ perché impedire, magari metterci una multicina che se diventano due, tre, duecento alla fine sono incassi di una certa consistenza, è relativamente semplice: va che zona che vai ordinanza che trovi.