(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’introduzione di dazi del 50% sul rame a partire sta alimentando «ulteriori preoccupazioni nel settore manifatturiero statunitense, considerando che quasi metà della domanda domestica di rame viene soddisfatta tramite importazioni nette». Lo mette in evidenza Coface, player mondiale di riferimento nella gestione del rischio credito commerciale, ricordando la «brusca» reazione dei mercati statunitensi all'annuncio dell'8 luglio 2025 del presidente americano, Donald Trump, registrando «un picco intraday, con i future sul rame del Comex in aumento del 13% a 11.290 dollari per tonnellata». Tuttavia, «le dinamiche di mercato restano frammentate: mentre i prezzi sulla London Metal Exchange (Lme), la borsa globale di riferimento, sono rimasti relativamente stabili, i prezzi domestici negli Usa sono aumentati significativamente». A luglio, il premio rispetto ai prezzi Lme ha subito una oscillazione tra i 500 e i 1.500 dollari per tonnellata, rispetto a una media di circa 150 dollari nel 2024.

Il settore metallurgico statunitense è sotto pressione

La filiera del rame negli Stati Uniti dipende fortemente da forniture estere, con le importazioni nette che rappresentano il 45% del consumo interno, per un valore complessivo superiore a 17 miliardi di dollari nel 2024. Lo scorso anno, osserva Coface, gli Stati Uniti hanno prodotto solo il 3,5% del rame raffinato mondiale, pur rappresentando il 6,3% del consumo globale, mostrando un divario importante nella produzione interna. Inoltre, le fonti di approvvigionamento estero degli Usa sono principalmente concentrate in tre paesi: Cile, Canada e Perù, che nel 2024 rappresentavano circa il 70% delle importazioni di rame (grafico 2). Questi paesi potrebbero risentire del calo della domanda dovuto all’aumento dei prezzi sul mercato statunitense. «Per ora, i prezzi sembrano stabilizzarsi mentre i mercati attendono ulteriori dettagli sui dazi. Tuttavia, le previsioni più pessimistiche indicano che i prezzi del rame negli Usa (Comex) potrebbero raggiungere i 15.000 dollari per tonnellata». Le aziende statunitensi probabilmente assorbiranno l’aumento dei costi comprimendo i margini, piuttosto che trasferire i prezzi più alti ai consumatori. Pertanto, nel breve termine, i dazi potrebbero indebolire la salute finanziaria delle imprese statunitensi legate al rame, come i produttori di materiali da costruzione, cavi elettrici, turbine eoliche, e tanti altri.