Qualcuno continua a chiamarlo Doctor Copper. Ma i continui record del rame – lanciato verso 12mila dollari per tonnellata al London Metal Exchange – di certo non segnalano che l’economia globale scoppia di salute. L’ultimo balzo, che venerdì 5 ha aggiornato i massimi storici a quota 11.705 dollari, sembra legato piuttosto alle indiscrezioni raccolte da Reuters secondo cui Mercuria, colosso del trading di metalli, avrebbe “prenotato” per il ritiro oltre 40mila tonnellate di catodi custoditi in magazzini asiatici del Lme: metallo con un valore intorno a 460 milioni di dollari, destinato con tutta probabilità ad essere trasferito negli Stati Uniti, ingrossando un flusso di esportazioni che ha riguadagnato un’enorme forza.

Le scorte disponibili della borsa londinese si sono ridotte di un terzo solo questa settimana, scendendo sotto 100mila tonnellate. Allo Shanghai Future Exchange sono rimaste appena 32mila tonnellate di rame: erano oltre 150mila a inizio aprile, quando Donald Trump con il Liberation Day ha aperto le ostilità commerciali con il resto del mondo.

Nei magazzini del Comex di New York il rame continua invece ad accumularsi: da inizio anno i volumi sono quasi quintuplicati, avvicinandosi a 400mila tonnellate, pari a circa il 60% delle scorte di Borsa globali, che nel complesso sono ai massimi dal 2020, ai tempi del Covid: segnale che i consumi non sono propriamente floridi.