Una saga, quella M di Motorsport, nata nel 1972, presentando la prima vettura con tale blasone nel ’78: la supercar M1 che corse nelle gare dedicate, guidate dai piloti di Formula 1 negli stessi giorni e circuiti della massima categoria. Dopo il successo di M1, Bmw pensa a versioni M di alcuni modelli di produzione: la prima, M535i del ’79, è una Serie 5 (E12) con sospensioni M-Technic e carrozzeria modificata in molti dettagli. Non è ancora una M5, denominazione adottata solo con la successiva Serie 5 (E28), introdotta nel 1984. La prima M5 ha motore da 286 cavalli, carrozzeria meno vistosa di M535i (con minor successo: ne vende solo 2241 tra il 1984 e l’88, contro 9483). Però convince e resta in produzione, diventando la prima BMW M anche con carrozzeria Touring, nel 1992 con la serie E34. Nel 2024 è presentata la settima generazione: berlina G90 oggetto di questa prova, e Touring G99. Esageratamente potenti.
Colin Chapman, ingegnere fondatore di Lotus e guru della progettazione con leggerezza estrema, oggi sarebbe inorridito per il peso di queste sportive. Meglio chiarire subito qualche punto saliente: la nuova M5 berlina ferma la bilancia appena oltre 2500 kg, massa dovuta alle dimensioni ma soprattutto al sistema ibrido plug-in (però con percorrenza record: fino a 70 km a trazione elettrica). Risultando al contempo la più potente M5 mai costruita con 727 cavalli, combinazione tra i 585 del motore V8 M TwinPower turbo di 4,4 litri e il sistema elettrico eDrive da 197 (meglio: 145 kW), con la monumentale coppia massima di 1000 Nm. Altro punto focale è la scelta tecnica di fatto obbligata dalle normative sulle emissioni: o così oppure fine delle supercar come intese finora.








