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In estate ci sono più Sole, caldo, ore di luce e insetti. Molti più insetti. Il loro metabolismo dipende dalla temperatura esterna e nel periodo estivo, grazie alla maggiore energia termica disponibile, diventano più attivi. È un bene per interi ecosistemi, dall’impollinazione alla possibilità per altri animali come pesci e uccelli di nutrirsi, ma a volte può essere un problema per chi vuole concedersi una passeggiata o qualche altro tipo di attività all’aperto. Tra zanzare, zecche, vespe e tafani, per citarne solo alcuni, c’è il rischio di rimediare una puntura che può essere fastidiosa o un serio pericolo per la salute. Non sempre è possibile riconoscere l’insetto che l’ha causata, e questo può rendere difficile capire se preoccuparsene o meno.
Zanzara
La puntura estiva più comune è quella di zanzara, banalmente perché ce ne sono in circolazione enormi quantità nella stagione calda ed è quindi più probabile diventare una loro preda. Si nutrono di sangue solamente le zanzare femmine, perché hanno bisogno delle proteine contenute nel sangue per produrre le uova, i maschi non pungono e si nutrono di nettare.
Il pomfo, cioè il piccolo rigonfiamento sulla pelle, causato da una puntura di zanzara è di solito facilmente riconoscibile: nei primi minuti è biancastro con i margini lievemente più scuri, poi diventa rosa acceso in seguito alla reazione del sistema immunitario, che fa infiammare l’area per contrastare gli effetti delle sostanze iniettate dalla zanzara con la sua saliva, che ha un effetto anestetizzante e anticoagulante (altrimenti il sangue intaserebbe la proboscide della zanzara). Il pomfo prude da subito e impiega in media tre-quattro giorni per sparire: di solito non prude in continuazione, ma a intervalli e spesso se viene sollecitato in qualche modo, per esempio a causa di un forte sfregamento.







