In vigore da fine luglio per proteggere i minori su Internet, è già stata bucata con gli screenshot di un noto videogioco oppure aggirata con le VPN. Un flop imbarazzante, che dovrebbe far riflettere Europa e Stati Uniti
Immagine da www.gov.uk
Genova – Una ventina d’anni fa, agli albori di Internet come la conosciamo oggi, con la nascita di Facebook e poi degli altri social network, la verifica dell’età online era una cosa semplice: il sito ti chiedeva la tua età, tu rispondevi, ti iscrivevi ed era finita lì. Un sistema sciocco e ovviamente facilmente aggirabile, ma che per decenni è rimasto lo standard del settore. Sul serio: sino a pochi anni fa, questo era il modo con cui la maggior parte delle piattaforme facevano il cosiddetto age-gating.
Nel tempo questa tecnologia si è evoluta e molti social (Instagram e TikTok, ma non solo) la combinano con un esame che viene fatto successivamente anche grazie all’intelligenza artificiale: vengono controllati sia i contenuti che l’utente condivide, per vedere che siano coerenti con l’età dichiarata, sia eventualmente i suoi lineamenti, sempre per capire se ha davvero gli anni che dice di avere. E però, quello del controllo dell’età online è un tema che resta attuale e un problema di tutt’altro che facile soluzione, come dimostra il pasticcio della Gran Bretagna in questo ambito.






