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"Un mondo di pace è possibile". Il messaggio intimo: "Se siamo inquieti, siamo vivi. Aspirate a cose grandi"

L'appello a oltre un milione di giovani ad "aspirare a cose grandi", a "rendere la società umana", a lavorare per la pace. Con la messa conclusiva nella spianata di Tor Vergata si è chiuso il Giubileo dei giovani, l'evento con il più alto numero di partecipanti nell'Anno Santo. Leone ha abbracciato e conquistato i Papaboys, nel suo primo grande evento di folla dedicato a loro. Prova superata, Prevost è entrato nei cuori dei ragazzi. "Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate ha esortato il pontefice - Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo".

Ha citato il suo precedessore, Giovanni Paolo II, richiamando le sue parole durante la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. "È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna". Il pensiero va anche alle terre martoriate dalle guerre. E si eleva forte il grido alla pace. "Siamo più vicini che mai ai giovani che soffrono i mali più gravi, causati da altri esseri umani. Siamo con i giovani di Gaza, siamo con i giovani dell'Ucraina, con quelli di ogni terra insanguinata dalla guerra", ha scandito il Papa accolto da lunghi applausi della folla. "Voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo" ha ribadito all'Angelus, rivolto in inglese.