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3 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 19:50

“Quello a cui ho assistito ieri non è stato un omaggio alle vittime del 2 agosto 1980 ma un comiziaccio politico“. Se ieri, in occasione del 45° anniversario della strage di Bologna, Anna Maria Bernini si era limitata a dissociarsi dal discorso di Paolo Bolognesi, oggi la ministra dell’Università rincara la dose. E fa ripartire le polemiche. “Ho sentito poco onorare i morti e molto fare comizi politici”, ha dichiarato agli stati generali del Mezzogiorno di Forza Italia, a Villa San Giovanni, chiedendo poi ai colleghi del governo se, per la prossima volta, sia autorizzata “ad alzarsi e andarsene“. La risposta, riporta la ministra stessa, è affermativa: “Loro mi hanno detto sì, però valuta il contesto. Ecco, io non mi sono sentita di alzarmi e andarmene perché in quel modo avrei mancato di rispetto a quelle vittime che loro non stavano onorando nel modo giusto. L’abbiamo fatto per loro. Non è stato facile stare su quel palco, ho passato una giornata complicata. Però l’ho fatto con orgoglio, ne sono stata onorata, l’ho fatto per tutto quello che io stessa ho vissuto”, ha commentato.

Il motivo dello sdegno della ministra è che nel suo discorso Bolognesi – presidente uscente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna – ha chiamato in causa alcuni membri di Fratelli d’Italia e del governo, a partire dalla premier, Giorgia Meloni, chiedendo loro di non riscrivere la storia. Bolognesi ha sottolineato la matrice neofascista dell’attentato – non citata da Meloni – e ha ricordato che tutti gli attentatori della strage, che il 2 agosto 1980 ha causato 85 morti e oltre 200 feriti, erano passati dal Movimento sociale italiano.