Le premesse per una volta sembravano ottimali. Sembrava si potesse intavolare un discorso attorno al concetto di memoria per ricordare e commemorare la strage di Bologna del 2 agosto di 45 anni fa. Al netto delle zone d’ombra, delle sentenze e delle decisioni - che sono ormai diventati dogmi inscalfibili per la galassia antifascista - una decina di giorni fa Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, aveva accolto con parole garbate la scelta dell’esecutivo di far intervenire, nel corso delle commemorazioni, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. «Una scelta positiva conosce bene la storia della strage, i processi e le battaglie portate avanti in questi anni», ha detto Bolognesi. Aggiungendo, inoltre, di averla «incontrata in altre commemorazioni, come quella per Marco Biagi, e mi è sembrata persona attenta e consapevole». Chiudendo con l’aspettativa di «una risposta chiara e forte».

Come di consueto arriva la data della commemorazione e davanti alla stazione prende parola Bolognesi, sul palco assieme al sindaco felsineo Matteo Lepore, attaccando di fatto il governo.

«Oggi sappiamo chi è stato e ne abbiamo anche le prove: la strage del 2 agosto 1980, già ideata nel 1979, fu concepita e finanziata dai vertici della famigerata loggia massonica P2, protetta dai vertiti dei Servizi Segreti italiani iscritti alla stessa loggia P2, eseguita da terroristi fascisti» e come se non bastasse «è un fatto che tutti gli stragisti italiani passarono dal Msi». Quindi, secondo Bolognesi, esiste una contiguità politica e ideologica tra ieri e oggi. Meno male che doveva essere il tempo del ricordo e non delle polemiche. Inoltre se l’è presa anche con il presidente Giorgia Meloni. «Condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannare la matrice fascista è come condannare il frutto di una pianta velenosa, continuando ad annaffiarne le radici. Non siamo disposti a far passare riscritture interessate della storia».