"La scelta di rinviare al 2038 l'uscita dal carbone è un colpo basso per Brindisi e per tutta la Puglia. Dopo due anni di annunci sulla decarbonizzazione e di promesse di investimenti, il governo Meloni decide di cancellare con un tratto di penna il percorso tracciato".

“Brindisi aveva creduto a quel progetto: nuovi insediamenti industriali, rinnovabili, cantieristica navale, la trasformazione di Cerano in centrale di riserva, la tutela dell'indotto. Oggi, invece, ci ritroviamo con un territorio bloccato e legato a un'uscita dal carbone che diventa miraggio".

Lo dichiara il segretario regionale pugliese del Pd Domenico De Santis. "Il centrodestra pugliese, che avrebbe dovuto difendere gli interessi del suo territorio, ha scelto di firmare un impegno che condanna Brindisi a restare ostaggio del carbone. È un atto grave, che dimostra come la sua priorità sia compiacere Meloni e non tutelare la comunità locale. Non è accettabile - aggiunge - che una città già provata da anni di inquinamento e crisi industriali venga usata come banco di prova per le indecisioni di questo governo". "A Brindisi servono le risorse per la riconversione.

Risorse che vanno sbloccate subito da chi aveva garantito il percorso. Devono spiegare perché questa scelta.Vengano a spiegare perché Brindisi deve pagare altri 13 anni di carbone. Non rimarremo fermi e inerti davanti ad un baratto politico. Gli interessi di una città non si barattano con interessi politici o lusinghe alla presidente Meloni. Brindisi - conclude De Santis - non può essere incatenata al carbone fino al 2038 e noi non lo permetteremo".