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25 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:40
È passato meno di un anno da quando il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, proponeva di realizzare non uno, ma tre depositi per le scorie nucleari (uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud) e tre anni, invece, da quando il leader della Lega e ministro Matteo Salvini, al convegno dei Giovani Imprenditori, a Rapallo, per la prima centrale nucleare propose: “Fatela nella mia Milano, nel mio quartiere, a Baggio”. La verità, però, è che anche i Comuni italiani governati dalla destra hanno voltato le spalle a Pichetto Fratin. Tanto che lo stesso ministro, in un’audizione davanti alle Commissioni riunite Attività produttive e Ambiente della Camera, ha dovuto ricordare che dopo la pubblicazione, nel 2023, dell’elenco delle 51 aree idonee presenti nella proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai) ad ospitare il Deposito Nazionale “non è stata presentata alcuna autocandidatura da parte degli enti territoriali”. E neppure da parte del ministero della Difesa “per quanto riguarda le strutture militari”. Ma se i territori non si faranno avanti, l’ultima parola spetterà al Consiglio dei ministri. Qualche tentativo c’è stato a livello locale, ma nulla di sostanziale è cambiato da allora. E dire che, mentre la costruzione di una centrale nucleare a fissione come quella di cui più volte ha parlato Salvini sarebbe una scelta non obbligata per l’Italia, la realizzazione del deposito delle scorie è necessaria, come ammette ormai anche chi è contrario all’energia dell’atomo.









