Sostiene il ministro dell’Ambiente che non si può far finta che il problema non esista, perché di scorie nucleari (tra l’altro sparse in tantissimi siti) in giro per l’Italia ce ne sono non poche. Gilberto Pichetto Fratin in audizione davanti alla Commissione Ambiente della Camera annuncia che l’iter per autorizzare il nuovo deposito di scorie nucleari a bassa e media intensità si concluderà nel 2029 e l’impianto entrerà in esercizio 10 anni avendo ben chiaro che «questi temi animano i territori, le comunità locali che avvertono un senso di minaccia derivante dalle scorie nucleari o l'installazione, avvertita come selvaggia, di impianti a fonti rinnovabili. Credo che il nostro compito sia quello di avere, per poi divulgare, un quadro chiaro dello status quo e anche di dove si voglia andare – ha poi aggiunto il ministro -. Anche perché i territori hanno bisogno di voci autorevoli che plachino, o quanto meno, riportino nei giusti binari le legittime preoccupazioni derivanti da un effetto Nimby particolarmente evidente su queste tematiche».
Avanti con la procedura
Detto questo il deposito si deve fare. Per cui al termine di «una pluralità di passaggi e confronti con le realtà territoriali», in caso di mancato raggiungimento di un'intesa sul sito del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, «la decisione sarà assunta con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata» ha spiegato Pichetto Fratin lanciando un vero aut-aut. Questo perché «il tema delle scorie nucleari non è conseguenza dell'individuazione delle aree idonee o del deposito, ma esiste a prescindere, anche in virtù delle opere di decommissioning che dobbiamo portare avanti. La legge delega sul nucleare darà la possibilità di aggiornare anche il quadro normativo sul tema, nella consapevolezza che non è più un tema rinviabile e sul quale delineare una strategia condivisa con i territori di ampio respiro».








