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Lo scorso novembre Pietro stava scorrendo Grindr, dating app utilizzatissima dagli uomini attratti da altri uomini, quando ha cominciato a parlare con «un tipo che voleva provarci». Pietro aveva fatto coming out da tempo come uomo gay e frequentava Grindr regolarmente. «Io e questo tipo cominciamo a parlare e a un certo punto ci scambiamo delle foto di nudo: io gliene mando una in cui sto facendo un pompino», racconta. L’uomo incontrato su Grindr gli chiede di spostare la conversazione su Telegram, app di messaggistica molto diffusa, nota anche perché si rifiuta sistematicamente di collaborare con le autorità in eventuali indagini. «È una cosa che mi era successa un milione di volte, quindi lo faccio», dice Pietro.
L’uomo gli fa varie domande, chattano, e a un certo punto l’uomo gli dice di averlo trovato su Instagram grazie alle sue foto, di aver raccolto i nomi di tutte le persone che lo seguono lì – parenti, amici, colleghi – e soprattutto di aver fatto uno screenshot alla foto che gli aveva mandato, quella in cui pratica una fellatio. E gli chiede di inviargli 50mila euro su PayPal se non vuole che mandi quella foto a tutte le persone che conosce. La storia di Pietro è simile a quella di molti altri uomini, gay e eterosessuali: secondo i dati italiani questi casi sono in aumento e le persone che li hanno denunciati sono state più di 1500 solo l’anno scorso. Molti però a denunciare non ci arrivano proprio.







