Condivisione di informazioni, rispetto del copyright e trasparenza: sono questi i nuovi obblighi che, da oggi, le società che sviluppano modelli di IA per finalità generali (Gpai) dovranno rispettare in Europa. A un anno dall’entrata in vigore dell’Artificial Intelligence Act, dopo i divieti per le pratiche di IA proibite e l’introduzione della formazione obbligatoria, è ora il turno delle regole sui grandi modelli di intelligenza artificiale.

Che cos’è un Gpai?

Si tratta di modelli addestrati con grandi quantità di dati e capaci di svolgere un’ampia gamma di compiti, che spesso sono integrati in altri sistemi di IA. Nelle linee guida sui Gpai, la Commissione ha chiarito che un algoritmo rientra in questa categoria se è stato addestrato con risorse computazionali superiori a 10^23 FLOP ed è capace di generare linguaggio (sotto forma di testo o audio), immagini o video a partire da testo.

Il modello deve anche presentare una generalità significativa ed essere in grado di svolgere con competenza un’ampia gamma di compiti distinti. Rientrano quindi tra i Gpai i modelli linguistici addestrati con la potenza di calcolo indicata, non invece quelli progettati per giocare a scacchi e ai videogiochi o per aumentare la risoluzione delle foto.