Lo Stato di Palestina à la carte. È l’ultima trovata dei nemici di Israele, che hanno escogitato un’idea propagandistica assolutamente stramba. Basta una mail e dichiari di essere domiciliato a Gaza. Nemmeno per Capalbio si può fare così. Magari preferirebbero dopo la realizzazione del progetto vacanziero di Donald Trump che fece tanto rumore. Ovviamente, di questi tempi è imprudente andare da quelle parti. Certo non per la residenza – e dove li trovi i vigili urbani disponibili a certificarla – e quindi pensi di cavartela col domicilio artefatto. Almeno in Italia si deve indicare con correttezza dove sei domiciliato, perché ci sono regole precise; no, adesso i campioni della sinistra pro-Pal hanno inventato lo slogan “abitiamo a casa loro”. Magari l’amministratore del condominio lo sceglie la brigata Hamas...
Circola in queste ore un documento – intitolato appunto “Eleggiamo il domicilio a Gaza” – con le solite firme tra rosso e cattocomunista. Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, Ginevra Bompiani, l’immancabile Raniero La Valle, sono i promotori e hanno anche scritto come fare. Per aderire alla fantasiosa “campagna”, si scrive a domiciliatiagaza@primaloro.com con l’invito, rivolto a tutti, di dichiarare che Gaza è il proprio domicilio elettivo. Secondo l’ordinamento italiano – così lo interpretano – «il domicilio, diverso dalla residenza, è il luogo in cui c’è il fulcro delle proprie cure e interessi, il centro delle proprie preoccupazioni, l’incrocio dei propri rapporti col mondo esterno; e questo è effettivamente Gaza oggi per moltissime persone in tutto il mondo che sono preoccupate ed afflitte per la sua sorte».









