L’eterno ritorno degli scandali

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Niente fiori, solo vestiti fucsia, alcol e musica per salutare Martina Oppelli, la donna triestina di 50 anni, da 20...

Niente fiori, solo vestiti fucsia, alcol e musica per salutare Martina Oppelli, la donna triestina di 50 anni, da 20 malata di sclerosi multipla, morta in Svizzera con suicidio assistito. Queste le sue ultime volontà, raccontate da Matteo D’Angelo in un incontro promosso dall’associazione Luca Coscioni. È stato lui, assieme a Claudio Stellari, ad accompagnarla in Svizzera. Entrambi sono iscritti a Soccorso Civile, associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è rappresentante legale Marco Cappato. Durante il viaggio, ha spiegato D’Angelo, Martina ha manifestato "grande serenità e forza d’animo". Ultima tappa di una battaglia infinita, la sua, che culmina con una denuncia-querela nei confronti dell’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina, dalla quale ha ricevuto tre dinieghi all’accesso al suicidio medicalmente assistito.

Due i reati contestati: rifiuto di atti d’ufficio e tortura. Secondo Oppelli, come riferisce la Coscioni, il servizio sanitario "non solo le ha negato un diritto, ma l’ha fatta soffrire inutilmente, causandole danni fisici e psicologici che per legge si configurano come una vera e propria forma di tortura". Un "trattamento inumano e degradante" con le istituzioni che "hanno ignorato le sue sofferenze, costringendola a vivere per anni in una condizione di dolore estremo". Già lo scorso anno Oppelli aveva denunciato l’asl per tortura ma il procedimento era stato archiviato poiché "non risultava provata la sussistenza di trattamenti di sostegno vitale".