L’eterno ritorno degli scandali
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Roma, 1 agosto 2025 – Rifiuto di atti d'ufficio e tortura. Sono i due reati contestati all'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina da Martina Oppelli la 50enne affetta da sclerosi multipla, morta ieri in Svizzera con il suicidio medicalmente assistito. Prima di compiere un ultimo viaggio di sola andata, l’architetto triestino ha lasciato un video-appello alla politica (“Ogni dolore è assoluto e va rispettato, fate una legge sensata”), che è anche una sorta di testamento morale e ha depositato, tramite la sua procuratrice speciale Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni, una denuncia-querela nei confronti dell'Azienda sanitaria, dalla quale aveva ricevuto tre rifiuti all'accesso al suicidio medicalmente assistito.
La donna, che da oltre 20 anni era malata di sclerosi multipla, ha accusato l'Asugi e i medici della commissione di aver rifiutato di svolgere atti dovuti per legge. L'azienda sanitaria – ha spiegato l'associazione Coscioni che ha seguito il percorso di Martina – aveva in passato negato a Oppelli la rivalutazione delle sue condizioni di salute, sostenendo che un nuovo esame sarebbe stato un costo inutile per la pubblica amministrazione. Oppelli aveva presentato un ricorso d'urgenza nel 2024 presso il tribunale di Trieste che aveva ordinato all'azienda sanitaria nuove verifiche. Inoltre, “non le è stato riconosciuto per oltre due anni il requisito della 'dipendenza da trattamento di sostegno vitale' (uno dei quattro requisiti previsti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale), nonostante dipendesse totalmente non solo dai suoi caregiver per sopravvivere ma anche dalla macchina della tosse e nelle ultime settimane dal catetere vescicale, disapplicando in tal modo il giudicato costituzionale”.












